
In morte dell'amico Giuseppe.
Giovedì ricevetti una
telefonata da Patrizia che annunciava un peggioramento delle
condizioni di salute di Giuseppe.
La lasciai convinto della
necessità di telefonare a Renzo per avere qualche notizia in
più, per capire se era il caso magari di andarlo a trovare,
come ci eravamo detti qualche settimana prima.
Quella telefonata non la
feci nè venerdì nè nelle giornate successive, perché fino
all'ultimo momento ho cercato la strada della rimozione.
Fino a questa mattina
quando l�annuncio del funerale mi ha riportato
necessariamente alla realt�.
Non ci sono andato al
funerale, sono troppo sensibile, non avrei retto
all�emozione di accompagnare Giuseppe fino al luogo della
sepoltura.
La morte, � una tragedia
ineluttabile e ineludibile che tocca a tutti noi, ma che non
ci riguarda, non � cos� immanente, non fa parte della nostra
realt�, finch� a morire non � uno dei nostri cari, uno che
ci � vicino.
La morte � un evento cos�
paventato che ci rifugiamo spesso nella metafora o
nell'eufemismo: se ne � andato, ci ha lasciati, � andato
all�altro mondo, insomma � morto.
E cos� Giuseppe alla fine
� morto.
� un pezzo del mio
vissuto, del nostro vissuto, che ci ha abbandonato. Si,
Giuseppe era uno di noi, come direbbe Luciano, ma, ancora di
pi�, era la nostra coscienza, l�uomo tutto di un pezzo (e
chi ha da scagliare la prima pietra �). Giuseppe era pi� di
noialtri l�uomo dei valori.
Ha iniziato da ragazzetto
con l�adesione alla Repubblica di Sal�. Non che sapesse
delle trame tedesche ai nostri danni e conoscesse i crimini
fatti dalla Legione Ettore Muti. Non potremo mai dire che
�ha dovuto farlo� ma oggi �se ne pente�. La sua adesione fu
semplicemente una ragione di coerenza con i propri valori.
La patria � in pericolo, il nemico americano e inglese
avanza, devo dare il mio contributo alla causa. Con
generosit�. Senza tentennamenti, senza vigliaccherie, senza
doppio giuoco.
L�aviatore, il tenente
Meneguzzo, con il suo piccolo caccia ha cercato
semplicemente di difendere il nostro paese dai nemici,
chiunque essi fossero. Un atto di generosit� che ha segnato,
con coerenza, tutta la sua vita.
Per questo in epoca di
facili revisionismi, la sua scelta e quella degli uomini
come lui non pu� essere mistificata. A queste persone
dobbiamo rispetto. Non possiamo farci prendere dagli umori
dell�ideologia, qualunque essa sia.
Quando lo conobbi nel
1983, non ero a conoscenza di questi particolari della sua
vita, ma mi colp� il rigore etico con cui affrontava le
avversit� e i piaceri dell�esistenza. E lui di batoste ne ha
avute tante. La sua famiglia spezzata, il suo cuore
spezzato, ma poi c�� anche il nipotino, forse non �
sufficiente a pareggiare i conti, ma certo la vita prende
poi il sopravvento su tutto.
Cos� divenne lentamente,
senza scossoni, senza azioni eclatanti, uno dei miei padri
putativi. Una persona che ha avuto un peso nel difficile
trasferimento dalla mia vita adolescenziale e spensierata
alla vita adulta.
Se penso a Giuseppe, la
prima cosa che mi viene in mente � il rispetto.
Noi ci davamo del Lei, ma
se non fossero altri tempi, io ero tentato dal Voi. Come ad
un padre di altri tempi appunto.
Lui si � sforzato in
questi ultimi anni di semplificare il rapporto conquistando
un pi� semplice tu. Ma non era possibile. Faceva parte delle
nostre regole. Il tu non avrebbe reso la distanza che
esisteva fra noi. Una distanza per me formativa e al tempo
stesso esistenziale: Lui sarebbe sempre stato un esempio da
seguire. Ancora una volta il rispetto per i valori di cui
era portatore prevaleva sul dato di fatto.
Solo ora, che non c�� pi�,
mi sento in diritto di chiamarlo Giuseppe, una dolce
trasgressione per esprimere il sentimento che provo nei suoi
confronti.
La morte non colpisce solo
le persone abbiette, i dittatori che hanno funestato il
nostro secolo, le persone che hanno fatto tanto male, i
cattivi, come il fanciullino che � in me ama identificarli.
La morte colpisce anche i buoni e i giusti. Colpisce tutti
quanti senza eccezione alcuna. E forse questa � una somma
rappresentazione della giustizia.
Non � che un�amara
consolazione pensare se esista una vita dopo la morte. La retorica dell�al di l�, che non �
dimostrabile, ma nemmeno rinnegabile, lascia assolutamente
il tempo che trova. Una discussione sofistica che mi sembra
comunque poco produttiva.
Le uniche cose sulle quali
possiamo fare un bilancio sono quelle che ci sono capitate
durante la vita, buone o cattive che siano.
C�� da chiedersi se la
morte, quando sopraggiunge, colga la persona impreparata,
con un destino che ancora non � compiuto. Una persona che
lascia molte cose ancora aperte.
Nel caso del nostro
Giuseppe, credo che da diversi anni avesse raggiunto una
seria consapevolezza del s�.
Il s� � la massima
espressione della nostra esistenza. Ci sono persone che
passano dallo stato adolescenziale alla morte in un botto,
anche se hanno raggiunto un�et� considerevole. Ma Giuseppe
non era fra questi.
Le sue cose le aveva
vissute, le ha elaborate, i dolori e la gioia che il destino
gli ha riservato, non ho dubbi che la morte lo ha raggiunto
in un momento di pace. Quando tutte le cose lentamente erano
andate al loro posto ed avevano acquistato cos� un
significato.
Cos� lo conoscevo e cos�
credo abbia vissuto la sua vecchiaia.
Altrimenti non mi spiego
l�entusiasmo, ma anche il signorile distacco, che Giuseppe
mostrava nelle azioni quotidiane, come quando con Renzo
siamo andati lo scorso maggio a Vicenza per l�ennesimo
incontro all�associazione degli industriali avente per tema
la manutenzione.
Quante ne ha fatte? A
quanti incontri ha partecipato? Perch� insistere?
Credo che quando hai
passato una certa soglia, ed hai raggiunto nella tua mente
una specie di stato elettivo di consapevolezza, il
quotidiano sia solo una modalit� per riedificare una
condizione che ti da piacere. Non c�� un obiettivo da
raggiungere, c�� il piacere di esserci. Solo cos� posso
pensare che un individuo conscio del fatto che
l�interruttore della propria esistenza si stia spegnendo,
non rinunci alle proprie gioie quotidiane, non si affanni a
contrastare l�interruttore.
L�interruttore c�� e
basta. La vita continua. Le gioie del quotidiano anche. Fino
a che non ci saranno pi�. E allora non sarai tu ad esserne
ancora consapevole, ma lo saranno i sopravvissuti, coloro
che ti piangeranno, coloro che ricordandoti avranno un moto
di commozione.
Giuseppe lo ricordo cos�.
Credo che abbia affrontato
la morte con coraggio, senza troppe illusioni sull�al di l�,
ma con la coscienza a posto.
Lui era un giusto ed era
cosciente di questo.
Ciao Giuseppe. Ti voglio
bene Giuseppe.