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Agosto 2007 |
Cultura della prevenzione e manutenzione
In Italia � assai poco diffusa la cultura della prevenzione a tutti i livelli, ma soprattutto da chi dovrebbe avere l�incarico di attuarla.
Nelle aziende si fa
manutenzione preventiva, ma ci� non significa che vi sia una
cultura della prevenzione.
Sostituire o revisionare la girante di una
pompa ogni 1.000 ore � manutenzione preventiva, preventiva
statistica per l�esattezza, tuttavia dopo trent�anni che
viene attuata sulla base di precise indicazioni sulla durata
dei componenti, � diventata un elemento di risparmio, quella
economicit� che la manutenzione consente sempre di ottenere.
Non � certo un esempio di cultura della prevenzione.
Prevenzione � allacciarsi la cintura di
sicurezza, controllare che la valvola cut-off funzioni,
verificare periodicamente la funzionalit� dell�impianto
antincendio, mettere le scarpe antinfortunistiche,
analizzare le cause dei guasti per evitare che si ripetano,
eseguire i pi� disparati interventi di manutenzione
migliorativa, insomma, tutto ci� che � realmente funzionale
ad evitare che accada qualcosa, poco o molto spiacevole.
Tali azioni possono essere facilmente
valorizzate e quindi si pu� dedurre la loro valenza
economica.
Naturalmente le azioni preventive hanno un costo che viene
ripagato solo quando effettivamente si dimostra che sono
riuscite ad evitare l�evento che erano rivolte a prevenire.
Questo non accade sempre. Si possono fare
errori di valutazione analizzando le cause di guasto, la
cintura di sicurezza in determinate situazioni pu� rivelarsi
inadatta, il ritorno degli investimenti in manutenzioni
migliorative pu� rivelarsi pi� lungo del previsto, ma ci� in
chi possiede una cultura della prevenzione non desta alcun
stupore.
L�uomo sa che se cerca di evitare
l�accadimento di tutto ci� che si riconosce essere un
pericolo (per la disponibilit�, per la sicurezza, per la
tutela ambientale), con l�andare del tempo, ci sar� sempre
un ritorno economicamente vantaggioso rispetto al non fare
nulla, alla politica del �lassez faire, lassez pass�, o se
preferite, in certi casi, a lasciar passare �a� nuttata�.
Certo, poich� le risorse disponibili non
sono infinite, il tutto dovr� essere sostenibile, sia
tecnicamente, sia economicamente, e quindi gli interventi di
prevenzione andranno fatti in ragione di priorit� ben
definite.
Quando ho occasione di visitare le aziende o di
collaborarvi, mi capita raramente di imbattermi in
manutentori o, pi� in generale, in persone, che sono
realmente convinte sull�efficacia della prevenzione.
Sostituiscono componenti ancora in vita di
cui si prevede il prossimo tracollo, controllano lo stato di
salute delle macchine, sono in grado di collegare le
risultanze degli strumenti diagnostici con possibili
patologie, ma non hanno una cultura della prevenzione, tanto
meno ce l�hanno i loro capi.
Nella logica dei manager l�idea di
spendere soldi oggi per ridurre o eliminare costi domani �
sempre meno attrattiva. Domani potr� non esserci pi�, pu�
capitare quando � di turno il mio collega, bisogna essere
ottimisti e buttare il cuore oltre l�ostacolo: tutte
giustificazioni ottime per non investire nella prevenzione.
A meno che si garantisca al 100% che,
nell�anno di budget, la spesa per la prevenzione e per gli
interventi conseguenti sia inferiore alla spesa da sostenere
non facendo alcuna prevenzione.
E questi conti, purtroppo, non quadrano
mai, anche perch� molti dei quattrini effettivamente
risparmiati con la prevenzione sono di natura figurativa e
quindi � difficile dimostrare che non intervenendo si
sarebbe alla fine speso di pi�. Oppure l�anno di budget non
� sufficiente a recuperare i quattrini spesi nella
prevenzione. O, peggio, tutte e due le cose assieme.
Poich� come diceva il Piccolo Principe
�gli adulti ragionano solo con i numeri e non con il cuore�,
ecco che la cultura della prevenzione viene vista con
sufficienza quando non con diffidenza.
A parole tutti fanno prevenzione, come da
manuale di management. Nei convegni ci sono sempre un certo
numero di interventi sulla prevenzione, ci sono addirittura
convegni dedicati alla prevenzione, ma nei fatti le cose
vanno diversamente, e non solo in manutenzione.
Conservare, mantenere, poi, significa fare
frequentemente piccoli interventi, significa spendere
frequentemente piccole somme, cosa che non � sinergica con
le modalit� di erogazione dei finanziamenti e di controllo
della spesa tipiche delle aziende italiane, e tantomeno
della Pubblica Amministrazione.
Si investe nel sistema informativo, si
investe negli strumenti diagnostici, si investe nel
monitoraggio continuo, ma poi non c�� la cura quotidiana,
l�analisi approfondita dei dati che sono offerti da questi
sistemi, la tensione migliorativa, e quindi non riesce a
svilupparsi una cultura della prevenzione.
I manutentori, d�altro canto non sono dei
marziani, sono cittadini come tutti gli altri che quando non
sono in fabbrica, fanno le stesse cose che fanno gli altri.
La manutenzione � una scelta di vita, ma
certo non � la scelta che ha fatto la maggioranza dei
cittadini italiani.
Basta vedere quando si cerca di chiudere i centri storici
per ridurre l�inquinamento delle citt�. I primi a reagire
sono i commercianti del centro, che si stracciano le vesti,
che tengono in ostaggio l�amministrazione rea di aver
proposto questo piano dissennato. Ma poi intervengono tutti
i cittadini che vogliono andare al bar con l�automobile, che
non accettano di fare acquisti a piedi o usando i mezzi
pubblici.
Basta vedere che succede con la tutela del
territorio dove si trover� sempre un cittadino che
costruisce in una zona sismica, senza le dovute precauzioni,
che costruisce nelle aree alluvionali, o dove c�� rischio di
frane, salvo poi chiedere lo stato di calamit� e ricevere
contributi dallo Stato.
Lo stato italiano spende per la
prevenzione una infinitesima parte di quanto spende per far
fronte alle cosiddette calamit� naturali. Spende pi� per la
Protezione Civile che per il riassetto del territorio.
E si potrebbero fare tantissimi esempi che
riguardano un po� tutto lo spazio antropizzato. Anzich� cura
e manutenzione, pi� facilmente si trova abbandono e
fatiscenza. Altro che cultura della prevenzione.
Non si vede perch� questi cittadini manutentori, quando sono
in fabbrica dovrebbero avere un atteggiamento diverso
rispetto a casa loro.
Certo il sale nella lavapiatti lo mettono,
puliscono regolarmente i filtri, se c�� un corto circuito
non cercano reiteratamente di dare di nuovo corrente. Ma
questa � la forma pi� primitiva e minimale di manutenzione e
di attenzione, importantissima, ma non basta. Cos� al primo
guasto devono chiamare l�idraulico, l�elettricista, il
muratore, che hanno costi sempre pi� elevati, o devono
spendere del tempo per surrogare questi �professionisti�.
Augurandosi poi che tutto funzioni, e non succeda pi�.
La cultura della prevenzione non �
precisamente un tema augurale.
�Se vuoi far crescere una piantina fino a
farla diventare un albero gigante, la devi innaffiare ogni
giorno� �
E si, il Piccolo Principe aveva proprio
ragione.
Maurizio Cattaneo
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Luglio 2007 |
Cos'� La Manutenzione?
Il titolo pu� sembrare provocatorio, tuttavia, nella sua costante evoluzione, il dominio della manutenzione sembra allargarsi sempre pi� sino a diventare un insieme vuoto. Nelle azioni quotidiane la manutenzione � spesso confusa o percepita come il suo campo di applicazione. � necessario pertanto distinguere ci� che propriamente fa parte della scienza manutentiva da ci� che � un contributo derivante da altri domini del sapere.
Daremo in questo
testo solo una vista panoramica sul tema, rimandando per i
necessari approfondimenti ad una pubblicazione pi� ampia ed
articolata che sto realizzando assieme al Prof. Michele Di
Sivo.
Da quando l�OCSE, nel 1963, diede una
originale definizione di manutenzione, molte cose sono
cambiate e almeno fino alla met� degli anni �80, sono state
formulate nuove teorie, non ancora compiutamente applicate.
La scienza manutentiva si � trasformata, e da queste
esperienze oggi � possibile definire con maggiore precisione
quell�area del sapere che noi chiamiamo manutenzione.
Apparentemente quest�area � vastissima, al
punto che non � pi� chiaro cosa � manutenzione e cosa non lo
� e, nel campo formativo, quali percorsi sono necessari per
l�addestramento dei manutentori.
Una parte di essa chiamata ingegneria di
manutenzione � un sottoassieme ben circoscritto,
diffusamente insegnato nelle universit�, dove la formazione
dei manager e pi� ancora dei tecnici di manutenzione � ormai
una realt� consolidata.
L�addestramento dei manutentori (coloro
che eseguono le azioni manutentive) � invece unanimemente
riconosciuto come un aspetto critico che pregiudica la
qualit� della manutenzione ed i risultati degli interventi.
Le difficolt� di addestramento sono in gran parte dovute ai
numerosissimi campi di applicazione della manutenzione, al
punto da renderne vago il concetto. Concetto peraltro non
rilevabile nemmeno nei dati ISTAT, che usa un nomenclatore
europeo organizzato per settori (ATECO), cio� per i diversi
campi di applicazione. Perci� � cos� difficile avere dati
certi sulla dimensione del fenomeno manutenzione.
Puntualizzare, e in qualche caso
ridefinire, le convenzioni, i principi e le norme operative
sulle quali si basa la manutenzione aiuter� ad identificare
un confine pi� preciso, a meglio specificare cosa �
manutenzione e cosa invece le � estraneo, seppur
interconnesso.
Partiamo, ad esempio, dal cosiddetto
�ciclo di guasto�, la tipica azione manutentiva di
ripristino al livello di prestazione originario (o quasi)
della funzione compromessa di un sistema. La riparazione si
intreccia con numerosissimi campi del sapere: dalla
meccanica, all�elettronica, dalla scienza dei materiali alla
chimica, alla fisica e a molte altre scienze.
I contenuti dell�intervento manutentivo
sono peraltro molto simili all�installazione, alla
realizzazione di un prototipo, cos� come accade che la
manutenzione debba riprogettare un elemento di un sistema i
cui contenuti non sono dissimili dalla progettazione
originaria, sia per gli strumenti che per le logiche
progettuali utilizzate. Difficile quindi distinguere.
In realt� gran parte del processo
manutentivo si � svolto �a monte� dell�intervento. Nella
fase diagnostica, sia per intercettare eventuali derive
prima del guasto, sia per individuarne le cause, a guasto
avvenuto. Nella definizione delle politiche di intervento,
nel budget e nel piano di manutenzione, e cos� via.
L�azione di riparazione, � molto pi�
legata al dominio tecnologico di appartenenza del sistema
interessato dall�intervento che non ai principi della
manutenzione, per questo la differenziazione fra le
possibili azioni manutentive � cos� elevata.
La variet� di questi sistemi ha indotto a
pensare per molto tempo che non esistesse una sola
manutenzione, ma molte manutenzioni, in relazione al settore
di appartenenza: primario ed estrattivo, manifatturiero
leggero e pesante (o di processo), edilizia e costruzioni,
genio civile (grandi opere), reti di distribuzione,
trasporti, servizi, fino ad arrivare di recente ai beni
culturali e ambientali e ai beni archeologici.
Infatti, se osserviamo la manutenzione
attraverso la lente dell�azione riparatrice, troveremo una
infinit� di specializzazioni e di qualifiche, le quali
ancorch� riconducibili a poche e normalizzate del tipo:
elettricista, elettronico, meccanico, strumentista, ecc.,
non sono facilmente riconducibili ad un'unica radice
manutentiva, che in effetti per tali azioni rappresenta
piuttosto una sovrastruttura.
L�equivoco di confondere la tecnologia
adottata con l�area applicativa della manutenzione pu�
portare ad errori molto grossolani. Ad esempio nella scelta
del personale, se devo integrare il gruppo dei manutentori
meccanici, spesso cerco un esperto meccanico, senza
preoccuparmi che conosca adeguatamente i principi della
manutenzione, e questo � un errore. Altres� � un errore
l�opposto, cio� pensare che un esperto meccanico, che sa
eseguire perfettamente interventi di manutenzione meccanica,
sia anche un esperto manutentore.
Perch�? Proprio perch� la manutenzione �
una sovrastruttura che durante l�intervento di riparazione
si manifesta marginalmente. Manutenzione � tutto quanto �
stato fatto prima.
In realt� se prescindiamo dall�azione
riparatrice, la quale � legata soprattutto alla tecnologia
del sistema interessato dall�intervento, i principi della
manutenzione si articolano allo stesso modo in tutti i
settori evidenziati. Semmai la differenziazione � legata al
tipo di fabbisogno manutentivo generato dai sistemi (domanda
di manutenzione), alla loro longevit�, alle loro
caratteristiche intrinseche i quali determinano diverse
alternative, o strategie, di intervento (politiche di
manutenzione).
Tutto torna, cos�, al suo posto. Le
convenzioni adottate per definire le basi della manutenzione
ed i principi che ne conseguono, hanno un valore generale ed
indipendente dal sistema sottostante e dalla tecnologia da
esso adottata.
Sotto questo aspetto gran parte della
scienza manutentiva � definita oggi in quell�area chiamata
ingegneria di manutenzione che, non a caso, negli ultimi
venti anni si � arricchita di prerogative, di metodologie,
di compiti, di aree di interesse.
L�ingegneria di manutenzione si �
sviluppata ed articolata perch� in realt� � il luogo dove la
maggior parte dei concetti di manutenzione trovano una
sintesi.
Cos�� quindi la manutenzione? Di quali
aree di competenza si compone?
Un�area della manutenzione � strettamente
legata alla progettazione, i cui elementi fondanti sono
l�analisi affidabilistica e/o la revisione dei progetti
(RAMS) e la manutenibilit� come requisito (non come
probabilit�). Un�area � legata al cosiddetto progetto della
manutenzione, ossia, ai metodi di lavoro, ai piani, alle
politiche, alle analisi economiche (LCC, ad esempio, nelle
alternative di investimento), al budget tecnico/economico, e
via. Un�area � legata alla gestione manutentiva e al
controllo prestazionale del sistema. Infine un�area �
collegata all�organizzazione, con i modelli manageriali e
strategici, con i processi e il sistema informativo.
Se osserviamo la manutenzione usando il
paradigma della piramide di Anthony (1965), al top la
manutenzione si confonde sempre pi� con la sostenibilit�,
incontrando la tutela dell�ambiente (Ferracuti, 1990) e la
sicurezza del lavoro e degli impianti. Ma � al centro che
troviamo gran parte dell�impianto teorico: dalla teoria
dell�affidabilit� e della manutenibilit�, al controllo delle
prestazioni e dei costi, i metodi di indagine sui fabbisogni
manutentivi e sulle modalit� di guasto, e, soprattutto, la
diagnostica tecnica a supporto sia della preventiva, sia
della ricerca della cause di avaria. Alla base della
piramide ci sono invece le attivit� operative e gestionali,
la contrattualistica, il global service (inteso come
strumento operativo) e il facility management, ad esempio.
Nel corpus disciplinare della manutenzione
vi sono tre importanti aree di confine: l�area
dell�affidabilit�, l�area tecnologica e l�area della
diagnostica, che si avvalgono di contributi del tutto
esterni, se non estranei, alla manutenzione.
In queste aree buona parte dei concetti
provengono e sono sviluppati all�esterno della manutenzione,
pur trovando nella manutenzione in qualche caso delle
importanti specificit�, in altri casi essendo semplicemente
collaterali ad essa.
Nei paesi anglosassoni, e particolarmente
negli Usa, l�area dell�affidabilit� � ben distinta dalla
manutenzione che � vista soprattutto come mera attivit� di
riparazione e ripristino funzionale dei sistemi (Barringer,
2001-2007). Nell�Europa continentale, sebbene storicamente
la teoria dell�affidabilit� nei primi anni �40 nasca in
Germania come disciplina indipendente, la troviamo
naturalmente integrata nella manutenzione fin dal primo
congresso EFNMS di Wiesbaden nel 1972 (dove fu formulata la
nota �curva a vasca da bagno� per descrivere l�andamento del
tasso di guasto nei sistemi complessi). A mio avviso � bene
che sia integrata.
L�area tecnologica, dove risiedono i
processi di montaggio, smontaggio, sostituzione e/o
riparazione dei componenti appartenenti ai sistemi, � in
gran parte estranea alla manutenzione, ed � in stretta
correlazione con la tecnologia del sistema sottostante.
Il meccanico quando revisiona una pompa
non svolge operazioni molto diverse da quando l�ha montata
per la prima volta, Il muratore quando ripara un intonaco
non svolge operazioni molto diverse dalla sua prima stesura,
se non in taluni materiali impiegati. Un
elettricista/elettronico quando sostituisce componenti
guasti in un rack, non svolge un�attivit� molto diversa da
quando ha installato questi dispositivi la prima volta.
Tant�� vero che molte aziende fornitrici o
produttrici dei sistemi in questione, sempre pi� tendono ad
offrire anche il servizio di manutenzione. Ci� avviene
perch� possono riutilizzare gran parte delle risorse
impiegate nella fase di montaggio ed installazione del
sistema nuovo, con il vantaggio di poterli offrire
realizzando margini superiori.
Da sempre poi, nelle industrie, gli
addetti alla manutenzione sono impiegati nelle attivit� di
realizzazione di nuovi impianti, che comprendono
costruzioni, montaggi, installazioni, piccole attivit� di
progettazione, ecc.
D�altro canto, l�intervento di
sostituzione di supporti, ruote dentate, cinghie (meccanico)
� molto diverso da un intervento di sostituzione dei tubi di
una caldaia o di revisione di un bruciatore (termotecnico),
dalla riparazione di un PLC o dalla sostituzione di un fine
corsa (elettrico/elettronico), al ripristino dell�intonaco
di una parete o di un tetto pericolante (edilizio), alla
riparazione di una pompa di grandi dimensioni o di un
reattore (chimico/petrolchimico), alla riparazione di una
turbina avio (aeronautico). Infatti i sistemi, macro o
micro, indicati fra parentesi possono essere i pi�
disparati.
Nelle attivit� descritte la quota di
competenze manutentive � una minima parte rispetto alla
quota di competenze legate al sistema sul quale si
interviene. E questa tendenza cresce con l�aumentare della
complessit� dei sistemi e con il passare degli anni.
La crescente complessit� dei sistemi ha
portato a semplificare le azioni manutentive, facendo
eseguire ai manutentori sempre pi� sostituzioni di moduli
piuttosto che riparazioni. La cosiddetta �black box�, si
alza costantemente di livello fino a raggiungere la funzione
o addirittura il sistema, se molto serializzato ed economico
(vedi telefoni cellulari, piccoli motori elettrici, ecc.).
Sul piano organizzativo ci� si traduce nel ricercare sempre
pi� la polivalenza del manutentore piuttosto che la
specializzazione. Un�esperienza sul sistema, e sulla
tecnologia, piuttosto che di mestiere.
Questi cambiamenti sempre pi� evidenti in
tutti i settori hanno accentuato il distacco fra il sapere
manutentivo e le azioni manutentive, dove le conoscenze
manutentive sono ormai una sovrastruttura.
Come si diceva la manutenzione si fa prima
dell�intervento e non durante.
L�uso degli strumenti diagnostici pu�
essere semplice, o anche molto complesso, come in molti dei
controlli non distruttivi, al punto da essere eseguito da
chimici o da fisici che hanno delle conoscenze generali di
manutenzione ma non si possono definire degli specialisti.
Essi sono specialisti dei fenomeni fisici, chimici o
elettrici che devono analizzare e spesso delle tecnologie a
cui appartengono i sistemi sottostanti. Essi sanno
indirizzare queste analisi verso l�individuazione di
anomalie presenti nella struttura o nel comportamento dei
sistemi e dei loro componenti, pervenendo quindi a delle
diagnosi.
Il fatto che oggi molta parte del lavoro
di analisi sia svolto da computer non semplifica il processo
diagnostico, anzi ne moltiplica le potenzialit� e quindi sul
piano organizzativo, la tendenza verso la specializzazione
sar� sempre pi� accentuata.
Le considerazioni fatte non escludono che
una singola persona sia in grado di realizzare interventi
manutentivi, avere una buona conoscenza dei principi di
manutenzione e conoscere diverse tecniche diagnostiche, ma
sono e saranno sempre delle eccezioni, se non altro per
motivi efficienziali.
La globalizzazione ha riportato un
accentuato taylorismo nelle aziende italiane che sono assai
restie all�integrazione delle mansioni, alla delega verso il
basso e ad altri strumenti che andavano per la maggiore nel
decennio precedente.
� un fatto invece che la scienza
manutentiva vada depurata da una buona parte di queste �aree
di confine� che sono collaterali e molto importanti per la
manutenzione, ma non sono manutenzione.
Ci� non toglie che, sul piano commerciale,
si possa vedere la manutenzione, come qualsiasi altro
servizio, in una matrice �prodotto/mercato� dove si
intersecano diversi settori di intervento con diverse
tipologie di servizio pi� o meno specializzato. Ma questa �
un�altra storia.
C�� chi dice che i manutentori che operano
dentro questa matrice siano pi� di un milione, qualcuno dice
un milione e mezzo di addetti, qualcuno due milioni (se
aggiungiamo i servizi alle famiglie e al terziario).
Tuttavia se ad essi togliamo le attivit� che sono erogate
come servizi manutentivi ma che non implicano una conoscenza
della manutenzione e/o una differenziazione culturale
rispetto alla costruzione, alla installazione o al
montaggio, gli addetti che sono �interessati� alla
manutenzione sono molti ma molti meno.
Se vogliamo fare chiarezza sulla
manutenzione dobbiamo organizzare le conoscenze manutentive
in modo che formino un corpus disciplinare razionale e
coerente, e soprattutto indipendente dai sistemi
sottostanti, e questo � l�obiettivo che ci siamo prefissi.
Maurizio Cattaneo
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Giugno 2007 |
La migliorativa � la pi� squisita forma di manutenzione
La manutenzione migliorativa, chiamata anche proattiva (cfr. A. Baldin, L. Furlanetto, La Manutenzione Secondo Condizione, Franco Angeli, 1978), � senza dubbio l�attivit� di manutenzione pi� interessante e, spesso, anche la pi� redditizia.
Lo scopo della manutenzione migliorativa
� infatti l�eliminazione delle cause che originano il
guasto, attraverso la riprogettazione del componente (in
toto o in parte) o la rimodulazione del suo impiego.
Ai fini affidabilistici, si rivela pi�
efficace delle politiche di manutenzione preventiva
(statistica, su condizione e predittiva) poich� non si
limita ad �anticipare� il guasto, programmando un intervento
un istante prima che codesto accada, con conseguente
potenziale perdita di disponibilit�, ma orienta il processo
in una direzione che non permette n� l�insorgere del guasto,
n� la manifestazione delle derive che lo precedono.
In un certo senso la migliorativa conduce
il sistema verso una configurazione priva di guasti, e
quindi, paradossalmente, priva di manutenzione.
Sul piano economico bisogna invece fare
attenzione, come sempre, ai costi ed ai benefici derivanti
dall�azione migliorativa lungo il ciclo di vita del sistema.
La manutenzione migliorativa potrebbe causare costi
insostenibili in rapporto ai benefici ottenuti e, in questo,
non essere per nulla conveniente.
In ogni caso, senza scomodare il ciclo di
vita, � assai difficile che in azienda siano approvati
piccoli o medi investimenti (come sono quelli della
migliorativa) se non hanno un �pay-back� inferiore a uno due
anni.
Considerazioni analoghe possono essere
svolte anche se lo �scopo� della migliorativa non �
l�affidabilit�, come nel caso esaminato, ma ad esempio il
miglioramento delle prestazioni del sistema o di una sua
funzione, oppure il miglioramento della sua longevit�
(durabilit�).
Nella maggior parte dei casi, per�, la
manutenzione migliorativa rappresenta il rimedio ad un
errore commesso in fase di progettazione, sia esso un vero e
proprio errore di progetto (come nel caso
dell�affidabilit�), oppure un errore di previsione circa le
possibili evoluzioni future del sistema, in termini di
impiego o di durata (previsioni oggettivamente difficili).
Se le modifiche derivanti dalla
manutenzione migliorativa fossero impostate nella fase di
progettazione, il costo per la loro realizzazione sarebbe
considerevolmente inferiore.
Questo � uno dei motivi per i quali �
importante che la manutenzione collabori con la sua
esperienza fin dalla fase di progettazione, con risultati
che si sommano a quelli ottenuti mediante le analisi RAMS (Reliability,
Avalilability, Maintanability and Safety).
� evidente che questi ragionamenti non si
possono applicare allo stesso modo su un sistema prodotto in
un unico esemplare (o prototipale), in una serie limitata (o
artigianale) o in una produzione di massa.
Nel caso di piccole serie o di prodotti
unici, non � sempre conveniente investire nelle previsioni
affidabilistiche e manutentive durante la progettazione,
cos� � proprio in questi casi di �supplenza� che la
manutenzione migliorativa esprime il massimo della sua
portata.
Gran parte dei macchinari utilizzati
dall�industria manifatturiera rientra in queste due
categorie, da qui l�assunto iniziale circa l�importanza e
l�economicit� della manutenzione migliorativa.
Essa introduce importanti punti di
discontinuit� nei processi aziendali, a cui corrispondono
miglioramenti di prestazioni e/o maggiori economie di
gestione, potenziando cos� la competitivit� al pari del
miglioramento continuo (kaizen) del quale la manutenzione
migliorativa rappresenta un po� il fratello maggiore.
Come asserisce l�amico Francesco
Cominoli, Direttore Tecnico di ABB PS&S, un manutentore, o
un servizio di manutenzione, che non mette continuamente in
discussione l�assetto impiantistico studiandone i possibili
miglioramenti, non � un �vero� manutentore.
Maurizio Cattaneo
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Maggio 2007 |
Appunti per una visione �olistica� della manutenzione
In Italia, da pi� parti si guarda alla manutenzione come ad una funzione �strategica�, ma come si esprime questa sua peculiarit�?
Nel 1985, quando
Furlanetto ed io scrivemmo �Manutenzione a costo zero�,
definimmo la manutenzione �una funzione strategica per
l�innovazione tecnologica�.
Italia, Francia, Germania e tutta l�Europa
continentale in genere, attribuiscono alla manutenzione un
ruolo importante e strategico lungo tutto il ciclo di vita
di un sistema, dalla progettazione, alla gestione, alla
dismissione, mentre i paesi anglosassoni attribuiscono alla
manutenzione un ruolo tattico ed operativo (cfr.
MIL-HDBK-338).
Ci� non ostante nel 1971 proprio in Gran
Bretagna, fra le British Standard fu definita la
Terotecnologia, o tecnologia della conservazione, come una
combinazione di finanze, management e ingegneria e altre
pratiche, assegnando apparentemente alla manutenzione,
quanto meno a livello normativo, un ruolo �ampio� e
multidisciplinare.
In realt� nel mondo anglosassone si
distingue in modo netto la manutenzione dall�affidabilit�.
L�associazione USA di manutenzione, � definita come
associazione fra i professionisti di manutenzione e
affidabilit�. Lo specialista di affidabilit� quindi svolge
un ruolo indipendente dalla manutenzione.
Negli USA esiste una associazione fra gli
ingegneri dell�affidabilit�, ma non esiste una associazione
fra gli ingegneri di manutenzione. Mentre in Australia, c��
MESA (Maintenance Engineering Society of Australia) che
svolge un ruolo molto simile ad AIMAN, AFIM, GFIN e alle
altre associazioni nazionali di manutenzione europee.
Poich� la funzione di affidabilit�
interviene nella progettazione dei sistemi, nell�analisi dei
guasti, e nella progettazione della manutenzione, negli USA
� ad essa e non alla manutenzione che viene assegnato un
ruolo strategico.
Paul Barringer, un autorevole esperto USA
di ingegneria, fabbricazione ed affidabilit�, critica
aspramente chi tenta di trasferire l�ingegneria
dell�affidabilit� alla manutenzione asserendo che si tratta
di una attribuzione solo di facciata e non di sostanza (cfr.
Reliability Issues From A Management Perspective, 52nd API
Pipeline Conference, 2001; Analyzer Reliability,
International Forum Process Analytical Chemistry, 2004;
Process and Equipment Reliability, Maintenance & Reliability
Technology Summit, 2004; How To Justify Equipment
Improvements Using Life Cycle Cost and Reliability
Principles, North American Association of Food Equipment
Manufactures Conference, 2005; Use Crow-AMSAA Reliability
Growth Plots To Forecast Future System Failures,
International Mechanical Engineering Conference, 2006;
Bridging The Different Worlds Of Reliability: Defense,
Industry, & Academia, MANCON, Maintenance and Reliability
Conference, 2007).
Barringer asserisce che gli approcci
dell�affidabilit� e della manutenzione sono distanti �come
il giorno dalla notte�, e che la manutenzione deve
provvedere a �veloci riparazioni�, perch� alle �attivit�
strategiche come la previsione e l�anticipazione dei guasti�
ci pensa �l�ingegneria di affidabilit�.
In Italia, nelle raffinerie, dove la
cultura tecnica dominante proviene dal mondo anglosassone,
l�ingegneria di manutenzione di chiama �affidabilit�
impianti�, mentre la manutenzione, quanto meno nelle
organizzazioni pi� tradizionali (in alcune realt� si �
recentemente sviluppata, invece, la lean production) �
relegata a mero strumento della produzione e dipendente da
essa.
Nelle imprese che hanno una organizzazione
di impostazione anglosassone, il Maintenance Engineer, non �
un ruolo di staff bens� un ruolo di linea, responsabile di
una specialit� o di un�area di manutenzione, quando non di
tutta la manutenzione.
Tale impostazione traspare anche nelle
numerose tecniche sviluppate negli USA per migliorare le
prestazioni RAMS nel progetto dei sistemi o nei metodi per
progettare la manutenzione. Nell�Europa continentale e in
Italia, queste tecniche sono state applicate e messe a punto
dall�ingegneria di manutenzione, da qualche anno sono
insegnate nelle universit� nei corsi di manutenzione, mentre
negli USA sono appannaggio dell�ingegneria dell�affidabilit�
e dei suoi specialisti.
Cosa comporta questa diversa visione sugli
obiettivi primari della manutenzione?
Il mondo anglosassone in generale, ma
specificatamente gli USA, che sono la pi� grande nazione
industrializzata da molti anni condizionano la nostra
cultura tecnica, poich� noi tutti abbiamo imparato
dall�esperienza degli americani che nei principali settori
industriali � superiore alla nostra e tecnologicamente pi�
avanzata. Io stesso tante volte in passato ho atteso con
ansia che uscisse l�ultimo libro dagli USA per imparare cose
nuove, per la verit� pi� nel management e nell�ingegneria,
raramente nella manutenzione, proprio per i motivi di cui
sopra.
Una evidente conseguenza la abbiamo ad
esempio con il Facility Management, una pratica nata negli
USA negli anni �70 e solo da una decina d�anni presente in
Italia.
Pur essendo la manutenzione un sistema che
attraversa tutte le �fasi� della gestione immobiliare,
concentrandosi particolarmente nel Building Management, e
nell�Asset Management ed interessando solo marginalmente il
Facility Management (prevalentemente per le piccole
manutenzioni incidentali), � in quest�ultimo che spesso si
trova allocata.
La conseguenza � ancora una volta di
vedere la manutenzione solo per ci� che riguarda la
gestione, quando non la sola riparazione, trascurando gli
aspetti �strategici� legati al miglioramento delle
prestazioni, al mantenimento del valore, al governo della
sicurezza (safety) e dell�ambiente, per citare solo gli
aspetti pi� rilevanti.
Se non c�� una convinzione consapevole e
consolidata che attribuisce alla manutenzione un �valore
strategico�, se si afferma con scarsa convinzione tale
valore solo per aderire ad una moda (perch� la maggioranza
lo dice, anche se non necessariamente lo crede), il
risultato � un aumento generalizzato dei costi direttamente
o indirettamente legati alla manutenzione e una perdita di
competitivit�.
Dallo studio di Donella Meadows del MIT
realizzato sul finire degli anni �60 per il Club di Roma, in
poi, in Italia, fra gli studiosi di manutenzione, c�� una
visione �alta� del ruolo della manutenzione sia come valore
sociale (la cultura della conservazione e della
responsabilit� contrapposta alla cultura del disinteresse e
dello spreco), sia come valore economico (legato al
miglioramento delle prestazioni e del valore dei beni), sia
come valore di sostenibilit� (governo della sicurezza del
lavoro e delle persone, governo delle tematiche ambientali).
In Italia Giovanni Ferracuti, uno di
questi studiosi, ha evidenziato che manutenzione e ambiente
�condividono una piattaforma di valori e obiettivi destinata
ad assumere una posizione non trascurabile nell�ideologia e
nella cultura post industriale� e che tale piattaforma
�accomuna cultura manutentiva e cultura ambientale nella
stessa dimensione ideologica ed etica� (in La Manutenzione
Urbana, a cura di Gianfranco Dioguardi, Il Sole 24 Ore
Libri, 1990).
Il sospetto che tale visione �alta� sia
circoscritta al novero degli studiosi, si consolida quando
osservo lo stato della manutenzione in molte aziende con le
quali collaboro.
Purtroppo, al di la delle buone
intenzioni, troppo spesso si osserva un atteggiamento
riduzionista, dove la manutenzione �tira a campare� e si
limita a curare gli aspetti gestionali pi� semplici, in
antitesi con questa visione ampia che nel ruoli operativi si
esprime con il miglioramento continuo, con monitoraggio e
prevenzione largamente diffusi, con avanzate soluzioni
organizzative, con l�empowerment, la collaborazione e la
delega verso il basso, tutti aspetti gestionali si, ma che
in qualche modo dipendono da una visione strategica della
manutenzione.
In definitiva solo una convinta visione
�olistica� della manutenzione, che comprenda i suoi
molteplici determinanti e le variegate sfaccettature, che
consideri le numerose interdipendenze ed il legami con una
moltitudine di specialisti e discipline, far� della
manutenzione un elemento di distinzione competitiva
superando l�antica questione, un interrogativo che a volte
diventa un pregiudizio, se la manutenzione sia un servizio �core�
o �no-core�.
Maurizio Cattaneo
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Aprile 2007 |
La diagnostica � un processo importante della manutenzione, se fatto bene!
Quando osservate un manutentore all'opera e non vedete altri strumenti che i soliti utensili (cacciaviti, pinze, amperometro, se elettricista, chiavi, estrattori, mazze, se meccanico, ma il problema � soprattutto di chi ha a che fare con i componenti elettrici) dovrebbe venirvi un primo sospetto.
Se poi lo vedete
all'opera mentre toglie una scheda, prova a inizializzare e
avviare una macchina, rimette un'altra scheda e via fino a
che riesce a risolvere il guasto, a questo punto avrete una
certezza: il manutentore non sta seguendo un processo
diagnostico, ma procede per tentativi ed errori.
Certo in qualche caso non vi sono
alternative, ma in genere specie oggi che i macchinari sono
abbondantemente dotati di azionamenti e dispositivi
elettrici/elettronici, portare con se una buona dotazione di
strumenti, conoscere i principi di funzionamento della
macchina, facilita il processo diagnostico e
conseguentemente la ricerca delle cause prime del guasto.
La differenza � soprattutto qui.
Il procedimento per tentativi ed errori,
non assicura che sia intercettata la causa prima del guasto,
consente alla fine di trovare una soluzione al guasto, ma
non avendo nessuna certezza sulle cause, c'� da dubitare
fortemente che l'affidabilit� sia ripristinata "buono come
nuovo" (il componente).
E' l'antico dualismo fra processo
induttivo e processo deduttivo.
A volte, paradossalmente, si pu� arrivare
con questo metodo a sostituire un pezzo funzionante, solo
perch� una combinazione di eventi "nasconde" il vero
problema che sembra quindi risolto, ma � per poco.
Rapidamente il guasto, e quindi il
problema, quello "vero", si ripresenta richiedendo un
successivo intervento.
Va da se che per garantire lo svolgimento corretto di un
processo diagnostico, il manutentore debba essere ben
formato, deve conoscere gli strumenti che utilizza e i
principi di funzionamento della macchina.
Questo vale sia per un meccanico, sia per
un elettrostrumentista, quest'ultimo si trover� poi con
maggior frequenza a dover trovare un guasto dalle cause non
immediatamente deducibili.
Una macchina ben progettata deve fornire
almeno una parte degli strumenti necessari ad una corretta
diagnosi, il resto lo mette il manutentore con intelligenza
e competenza.
Si vede bene come puntare in manutenzione
su manodopera economica e poco qualificata non �
l'atteggiamento giusto.
E se nella fabbrica gran parte di questi
elementi si possono facilmente tenere sotto controllo,
almeno nella maggioranza dei siti, la situazione sfugge
letteralmente di mano se andiamo nella manutenzione del
costruito o peggio ancora nei servizi.
In questi settori c'� una fame atavica di
ingegneria di manutenzione, ma molti ancora non lo sanno e
continuano a fornire un servizio manutentivo scadente.
Per recuperare, non
ci sono alternative, nei prossimi anni dovr� essere varato
un piano di formazione che interessi gran parte del milione
di addetti che operano in questi settori.
Maurizio Cattaneo
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Marzo 2007 |
Nella manutenzione degli immobili,
centrale il ruolo del progettista e dell'installatore elettrico.
Negli ultimi
anni, gli studi di progettazione elettrica e in subordine
gli installatori, sono entrati di prepotenza nel business
della manutenzione.
Poich� gran parte dell'impiantistica
presente negli edifici, in un modo o nell'altro � legata ad
azionamenti e logiche di tipo elettrico/elettronico,
all'elettricista � assegnato il compito di fare da regista
sia nelle nuove installazioni, sia appunto nella
manutenzione.
Eventualmente per dettagli impiantistici
di tipo idraulico, termotecnico o edile, c'� pur sempre il
ricorso al subappalto.
Se si osservano gli iscritti al CNPI (circa 46.000 periti
in Italia) circa la met� (48%) appartengono alla
specializzazione elettrica/elettronica, il 21% alla
meccanica, il 12% all'Edilizia, il 5% ai termotecnici, tutti
mestieri con forti interessi nella manutenzione, e il
restante 14% si divide le 21 specializzazioni rimanenti.
Lo scorso anno (2006) ho partecipato ad una serie di
seminari di formazione dedicati alla manutenzione elettrica
organizzati dal CNPI. I periti elettrotecnici (che svolgono
prevalentemente mansioni di progettazione degli impianti
elettrici) prevedono che la quota del loro lavoro destinata
alla manutenzione sia decuplicata nei prossimi anni.
Affinch� ci� avvenga appare importante il consolidamento
della filiera progettazione-installazione-cliente, come
sostiene Sergio Zen, Presidente della Federazione
Installatori Elettrici della Confartigianato.
Cos� � tutto un fiorire di manifestazioni, corsi di
formazione e qualificazione professionale, secondo uno stile
che � tipico di chi si occupa di elettricit�.
Non va dimenticato che proprio la CEI, prima ancora
dell'UNI, defin� negli anni '70 le prime norme sulla
progettazione e sulla manutenzione degli impianti elettrici.
L'UNI poi, verso la fine degli anni '80, ne assimil� i
principi in occasione dell'avvio della Commissione
Manutenzione e della suite normativa da essa scaturita nel
decennio successivo.
Le norme UNI sulla manutenzione devono molta parte delle
nozioni fondamentali e della terminologia alle preesistenti
norme CEI.
Ecco perch�, in definitiva, la "filiera" elettrica � in
pole position per progettare e gestire da protagonista la
manutenzione nel settore del'edilizia, in particolare di
quella specializzata (Banche, Ospedali, Centri Commerciali,
Uffici, ecc.), nel settore industriale e nella PMI,
garantendo all'utente sicurezza, funzionalit�
e conservazione del valore patrimoniale.
Maurizio Cattaneo
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Gennaio 2007 |
Criteri �innovativi�
per fare manutenzione: agendo allegramente sulla terminologia si
possono superare facilmente antichi pregiudizi.
Il mese scorso mi �
capitato di partecipare ad uno dei tanti convegni che ormai si fanno
sulla manutenzione. Ascoltavo con
interesse una relazione dove pi� o meno si postulava una
semplificazione dei criteri di budget: perch� rilevare i costi
interni (manodopera + spese generali) quando, come � noto, sono in
gran parte fissi, e perch� progettare gli interventi svolti dal
personale esterno, quando si svolgono in gran parte a
�constatazione�, una nuova tecnica manageriale (?).
Il relatore con
queste premesse era poi stato promosso da responsabile di
manutenzione a capo degli acquisti.
Il dubbio che si trattasse di lavori
comunemente detti in economia (o a �constatazione� appunto) assaliva
la platea, al punto che questa circostanza fu evidenziata da un
vocione che proveniva dietro di me: �con questo approccio, torniamo
indietro di vent�anni, come potete controllare l�efficienza dei
fornitori?�.
Allora chiesi al relatore se per caso il
calcolo delle ore fosse pattuito in anticipo, una volta verificato
il lavoro da eseguire. C�era pur sempre il dubbio che avessimo
frainteso le parole del �maestro�.
Il relatore rispose che no, il calcolo era
svolto al termine del lavoro, �a constatazione� appunto. Si innesc�
a quel momento una disputa terminologica con il vocione, il quale
continuava a sostenere, a mio avviso con buone ragioni, che la
soluzione adottata in quell�azienda altro non era che un banale
esempio di lavori affidati in economia.
I lavori in economia sono da sempre un lo
spauracchio di tutti i manutentori, i quali di nascosto un po� ne
fanno, proprio perch� in certi ambiti non se ne pu� fare a meno, ma
non senza un pizzico di vergogna e la paura di essere additati come
scialacquatori delle scarse risorse aziendali.
Siamo arrivati a questo punto: presentare una soluzione
organizzativa carente sotto ogni punto di vista e largamente
superata dai tempi, come un elemento di modernit�.
Purtroppo questo � un malessere oggi assai
diffuso, si pensa che qualche computer e un po� di indicatori
opportunamente addomesticati, possano sostituire il cosiddetto
�diario di macchina�, la conoscenza dei costi di manutenzione per
cespite, il principale elemento di giudizio che assieme alla
prestazione ottenuta, permette di capire se la manutenzione sta
svolgendo bene il suo lavoro.
Con i soli dati delle �fatture� a sostegno
delle necessit� di budget, e i fornitori lasciati liberi di
improvvisare i lavori come meglio ritengono opportuno, come si pu�
pensare di avere la manutenzione sotto controllo?
Maurizio Cattaneo |
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