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Anno XIV - Numero 2 - Febbraio 2011

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Agosto 2007 Cultura della prevenzione e manutenzione

In Italia � assai poco diffusa la cultura della prevenzione a tutti i livelli, ma soprattutto da chi dovrebbe avere l�incarico di attuarla.

Nelle aziende si fa manutenzione preventiva, ma ci� non significa che vi sia una cultura della prevenzione.

Sostituire o revisionare la girante di una pompa ogni 1.000 ore � manutenzione preventiva, preventiva statistica per l�esattezza, tuttavia dopo trent�anni che viene attuata sulla base di precise indicazioni sulla durata dei componenti, � diventata un elemento di risparmio, quella economicit� che la manutenzione consente sempre di ottenere. Non � certo un esempio di cultura della prevenzione.

Prevenzione � allacciarsi la cintura di sicurezza, controllare che la valvola cut-off funzioni, verificare periodicamente la funzionalit� dell�impianto antincendio, mettere le scarpe antinfortunistiche, analizzare le cause dei guasti per evitare che si ripetano, eseguire i pi� disparati interventi di manutenzione migliorativa, insomma, tutto ci� che � realmente funzionale ad evitare che accada qualcosa, poco o molto spiacevole.

Tali azioni possono essere facilmente valorizzate e quindi si pu� dedurre la loro valenza economica.
Naturalmente le azioni preventive hanno un costo che viene ripagato solo quando effettivamente si dimostra che sono riuscite ad evitare l�evento che erano rivolte a prevenire.

Questo non accade sempre. Si possono fare errori di valutazione analizzando le cause di guasto, la cintura di sicurezza in determinate situazioni pu� rivelarsi inadatta, il ritorno degli investimenti in manutenzioni migliorative pu� rivelarsi pi� lungo del previsto, ma ci� in chi possiede una cultura della prevenzione non desta alcun stupore.

L�uomo sa che se cerca di evitare l�accadimento di tutto ci� che si riconosce essere un pericolo (per la disponibilit�, per la sicurezza, per la tutela ambientale), con l�andare del tempo, ci sar� sempre un ritorno economicamente vantaggioso rispetto al non fare nulla, alla politica del �lassez faire, lassez pass�, o se preferite, in certi casi, a lasciar passare �a� nuttata�.

Certo, poich� le risorse disponibili non sono infinite, il tutto dovr� essere sostenibile, sia tecnicamente, sia economicamente, e quindi gli interventi di prevenzione andranno fatti in ragione di priorit� ben definite.
Quando ho occasione di visitare le aziende o di collaborarvi, mi capita raramente di imbattermi in manutentori o, pi� in generale, in persone, che sono realmente convinte sull�efficacia della prevenzione.

Sostituiscono componenti ancora in vita di cui si prevede il prossimo tracollo, controllano lo stato di salute delle macchine, sono in grado di collegare le risultanze degli strumenti diagnostici con possibili patologie, ma non hanno una cultura della prevenzione, tanto meno ce l�hanno i loro capi.

Nella logica dei manager l�idea di spendere soldi oggi per ridurre o eliminare costi domani � sempre meno attrattiva. Domani potr� non esserci pi�, pu� capitare quando � di turno il mio collega, bisogna essere ottimisti e buttare il cuore oltre l�ostacolo: tutte giustificazioni ottime per non investire nella prevenzione.

A meno che si garantisca al 100% che, nell�anno di budget, la spesa per la prevenzione e per gli interventi conseguenti sia inferiore alla spesa da sostenere non facendo alcuna prevenzione.

E questi conti, purtroppo, non quadrano mai, anche perch� molti dei quattrini effettivamente risparmiati con la prevenzione sono di natura figurativa e quindi � difficile dimostrare che non intervenendo si sarebbe alla fine speso di pi�. Oppure l�anno di budget non � sufficiente a recuperare i quattrini spesi nella prevenzione. O, peggio, tutte e due le cose assieme.

Poich� come diceva il Piccolo Principe �gli adulti ragionano solo con i numeri e non con il cuore�, ecco che la cultura della prevenzione viene vista con sufficienza quando non con diffidenza.

A parole tutti fanno prevenzione, come da manuale di management. Nei convegni ci sono sempre un certo numero di interventi sulla prevenzione, ci sono addirittura convegni dedicati alla prevenzione, ma nei fatti le cose vanno diversamente, e non solo in manutenzione.

Conservare, mantenere, poi, significa fare frequentemente piccoli interventi, significa spendere frequentemente piccole somme, cosa che non � sinergica con le modalit� di erogazione dei finanziamenti e di controllo della spesa tipiche delle aziende italiane, e tantomeno della Pubblica Amministrazione.

Si investe nel sistema informativo, si investe negli strumenti diagnostici, si investe nel monitoraggio continuo, ma poi non c�� la cura quotidiana, l�analisi approfondita dei dati che sono offerti da questi sistemi, la tensione migliorativa, e quindi non riesce a svilupparsi una cultura della prevenzione.

I manutentori, d�altro canto non sono dei marziani, sono cittadini come tutti gli altri che quando non sono in fabbrica, fanno le stesse cose che fanno gli altri.

La manutenzione � una scelta di vita, ma certo non � la scelta che ha fatto la maggioranza dei cittadini italiani.
Basta vedere quando si cerca di chiudere i centri storici per ridurre l�inquinamento delle citt�. I primi a reagire sono i commercianti del centro, che si stracciano le vesti, che tengono in ostaggio l�amministrazione rea di aver proposto questo piano dissennato. Ma poi intervengono tutti i cittadini che vogliono andare al bar con l�automobile, che non accettano di fare acquisti a piedi o usando i mezzi pubblici.

Basta vedere che succede con la tutela del territorio dove si trover� sempre un cittadino che costruisce in una zona sismica, senza le dovute precauzioni, che costruisce nelle aree alluvionali, o dove c�� rischio di frane, salvo poi chiedere lo stato di calamit� e ricevere contributi dallo Stato.

Lo stato italiano spende per la prevenzione una infinitesima parte di quanto spende per far fronte alle cosiddette calamit� naturali. Spende pi� per la Protezione Civile che per il riassetto del territorio.

E si potrebbero fare tantissimi esempi che riguardano un po� tutto lo spazio antropizzato. Anzich� cura e manutenzione, pi� facilmente si trova abbandono e fatiscenza. Altro che cultura della prevenzione.
Non si vede perch� questi cittadini manutentori, quando sono in fabbrica dovrebbero avere un atteggiamento diverso rispetto a casa loro.

Certo il sale nella lavapiatti lo mettono, puliscono regolarmente i filtri, se c�� un corto circuito non cercano reiteratamente di dare di nuovo corrente. Ma questa � la forma pi� primitiva e minimale di manutenzione e di attenzione, importantissima, ma non basta. Cos� al primo guasto devono chiamare l�idraulico, l�elettricista, il muratore, che hanno costi sempre pi� elevati, o devono spendere del tempo per surrogare questi �professionisti�. Augurandosi poi che tutto funzioni, e non succeda pi�.

La cultura della prevenzione non � precisamente un tema augurale.

�Se vuoi far crescere una piantina fino a farla diventare un albero gigante, la devi innaffiare ogni giorno� �

E si, il Piccolo Principe aveva proprio ragione.

Maurizio Cattaneo 

Luglio 2007 Cos'� La Manutenzione?

Il titolo pu� sembrare provocatorio, tuttavia, nella sua costante evoluzione, il dominio della manutenzione sembra allargarsi sempre pi� sino a diventare un insieme vuoto. Nelle azioni quotidiane la manutenzione � spesso confusa o percepita come il suo campo di applicazione. � necessario pertanto distinguere ci� che propriamente fa parte della scienza manutentiva da ci� che � un contributo derivante da altri domini del sapere.

Daremo in questo testo solo una vista panoramica sul tema, rimandando per i necessari approfondimenti ad una pubblicazione pi� ampia ed articolata che sto realizzando assieme al Prof. Michele Di Sivo.

Da quando l�OCSE, nel 1963, diede una originale definizione di manutenzione, molte cose sono cambiate e almeno fino alla met� degli anni �80, sono state formulate nuove teorie, non ancora compiutamente applicate. La scienza manutentiva si � trasformata, e da queste esperienze oggi � possibile definire con maggiore precisione quell�area del sapere che noi chiamiamo manutenzione.

Apparentemente quest�area � vastissima, al punto che non � pi� chiaro cosa � manutenzione e cosa non lo � e, nel campo formativo, quali percorsi sono necessari per l�addestramento dei manutentori.

Una parte di essa chiamata ingegneria di manutenzione � un sottoassieme ben circoscritto, diffusamente insegnato nelle universit�, dove la formazione dei manager e pi� ancora dei tecnici di manutenzione � ormai una realt� consolidata.

L�addestramento dei manutentori (coloro che eseguono le azioni manutentive) � invece unanimemente riconosciuto come un aspetto critico che pregiudica la qualit� della manutenzione ed i risultati degli interventi.
Le difficolt� di addestramento sono in gran parte dovute ai numerosissimi campi di applicazione della manutenzione, al punto da renderne vago il concetto. Concetto peraltro non rilevabile nemmeno nei dati ISTAT, che usa un nomenclatore europeo organizzato per settori (ATECO), cio� per i diversi campi di applicazione. Perci� � cos� difficile avere dati certi sulla dimensione del fenomeno manutenzione.

Puntualizzare, e in qualche caso ridefinire, le convenzioni, i principi e le norme operative sulle quali si basa la manutenzione aiuter� ad identificare un confine pi� preciso, a meglio specificare cosa � manutenzione e cosa invece le � estraneo, seppur interconnesso.

Partiamo, ad esempio, dal cosiddetto �ciclo di guasto�, la tipica azione manutentiva di ripristino al livello di prestazione originario (o quasi) della funzione compromessa di un sistema. La riparazione si intreccia con numerosissimi campi del sapere: dalla meccanica, all�elettronica, dalla scienza dei materiali alla chimica, alla fisica e a molte altre scienze.

I contenuti dell�intervento manutentivo sono peraltro molto simili all�installazione, alla realizzazione di un prototipo, cos� come accade che la manutenzione debba riprogettare un elemento di un sistema i cui contenuti non sono dissimili dalla progettazione originaria, sia per gli strumenti che per le logiche progettuali utilizzate. Difficile quindi distinguere.

In realt� gran parte del processo manutentivo si � svolto �a monte� dell�intervento. Nella fase diagnostica, sia per intercettare eventuali derive prima del guasto, sia per individuarne le cause, a guasto avvenuto. Nella definizione delle politiche di intervento, nel budget e nel piano di manutenzione, e cos� via.

L�azione di riparazione, � molto pi� legata al dominio tecnologico di appartenenza del sistema interessato dall�intervento che non ai principi della manutenzione, per questo la differenziazione fra le possibili azioni manutentive � cos� elevata.

La variet� di questi sistemi ha indotto a pensare per molto tempo che non esistesse una sola manutenzione, ma molte manutenzioni, in relazione al settore di appartenenza: primario ed estrattivo, manifatturiero leggero e pesante (o di processo), edilizia e costruzioni, genio civile (grandi opere), reti di distribuzione, trasporti, servizi, fino ad arrivare di recente ai beni culturali e ambientali e ai beni archeologici.

Infatti, se osserviamo la manutenzione attraverso la lente dell�azione riparatrice, troveremo una infinit� di specializzazioni e di qualifiche, le quali ancorch� riconducibili a poche e normalizzate del tipo: elettricista, elettronico, meccanico, strumentista, ecc., non sono facilmente riconducibili ad un'unica radice manutentiva, che in effetti per tali azioni rappresenta piuttosto una sovrastruttura.

L�equivoco di confondere la tecnologia adottata con l�area applicativa della manutenzione pu� portare ad errori molto grossolani. Ad esempio nella scelta del personale, se devo integrare il gruppo dei manutentori meccanici, spesso cerco un esperto meccanico, senza preoccuparmi che conosca adeguatamente i principi della manutenzione, e questo � un errore. Altres� � un errore l�opposto, cio� pensare che un esperto meccanico, che sa eseguire perfettamente interventi di manutenzione meccanica, sia anche un esperto manutentore.

Perch�? Proprio perch� la manutenzione � una sovrastruttura che durante l�intervento di riparazione si manifesta marginalmente. Manutenzione � tutto quanto � stato fatto prima.

In realt� se prescindiamo dall�azione riparatrice, la quale � legata soprattutto alla tecnologia del sistema interessato dall�intervento, i principi della manutenzione si articolano allo stesso modo in tutti i settori evidenziati. Semmai la differenziazione � legata al tipo di fabbisogno manutentivo generato dai sistemi (domanda di manutenzione), alla loro longevit�, alle loro caratteristiche intrinseche i quali determinano diverse alternative, o strategie, di intervento (politiche di manutenzione).

Tutto torna, cos�, al suo posto. Le convenzioni adottate per definire le basi della manutenzione ed i principi che ne conseguono, hanno un valore generale ed indipendente dal sistema sottostante e dalla tecnologia da esso adottata.

Sotto questo aspetto gran parte della scienza manutentiva � definita oggi in quell�area chiamata ingegneria di manutenzione che, non a caso, negli ultimi venti anni si � arricchita di prerogative, di metodologie, di compiti, di aree di interesse.

L�ingegneria di manutenzione si � sviluppata ed articolata perch� in realt� � il luogo dove la maggior parte dei concetti di manutenzione trovano una sintesi.

Cos�� quindi la manutenzione? Di quali aree di competenza si compone?

Un�area della manutenzione � strettamente legata alla progettazione, i cui elementi fondanti sono l�analisi affidabilistica e/o la revisione dei progetti (RAMS) e la manutenibilit� come requisito (non come probabilit�). Un�area � legata al cosiddetto progetto della manutenzione, ossia, ai metodi di lavoro, ai piani, alle politiche, alle analisi economiche (LCC, ad esempio, nelle alternative di investimento), al budget tecnico/economico, e via. Un�area � legata alla gestione manutentiva e al controllo prestazionale del sistema. Infine un�area � collegata all�organizzazione, con i modelli manageriali e strategici, con i processi e il sistema informativo.

Se osserviamo la manutenzione usando il paradigma della piramide di Anthony (1965), al top la manutenzione si confonde sempre pi� con la sostenibilit�, incontrando la tutela dell�ambiente (Ferracuti, 1990) e la sicurezza del lavoro e degli impianti. Ma � al centro che troviamo gran parte dell�impianto teorico: dalla teoria dell�affidabilit� e della manutenibilit�, al controllo delle prestazioni e dei costi, i metodi di indagine sui fabbisogni manutentivi e sulle modalit� di guasto, e, soprattutto, la diagnostica tecnica a supporto sia della preventiva, sia della ricerca della cause di avaria. Alla base della piramide ci sono invece le attivit� operative e gestionali, la contrattualistica, il global service (inteso come strumento operativo) e il facility management, ad esempio.

Nel corpus disciplinare della manutenzione vi sono tre importanti aree di confine: l�area dell�affidabilit�, l�area tecnologica e l�area della diagnostica, che si avvalgono di contributi del tutto esterni, se non estranei, alla manutenzione.

In queste aree buona parte dei concetti provengono e sono sviluppati all�esterno della manutenzione, pur trovando nella manutenzione in qualche caso delle importanti specificit�, in altri casi essendo semplicemente collaterali ad essa.

Nei paesi anglosassoni, e particolarmente negli Usa, l�area dell�affidabilit� � ben distinta dalla manutenzione che � vista soprattutto come mera attivit� di riparazione e ripristino funzionale dei sistemi (Barringer, 2001-2007). Nell�Europa continentale, sebbene storicamente la teoria dell�affidabilit� nei primi anni �40 nasca in Germania come disciplina indipendente, la troviamo naturalmente integrata nella manutenzione fin dal primo congresso EFNMS di Wiesbaden nel 1972 (dove fu formulata la nota �curva a vasca da bagno� per descrivere l�andamento del tasso di guasto nei sistemi complessi). A mio avviso � bene che sia integrata.

L�area tecnologica, dove risiedono i processi di montaggio, smontaggio, sostituzione e/o riparazione dei componenti appartenenti ai sistemi, � in gran parte estranea alla manutenzione, ed � in stretta correlazione con la tecnologia del sistema sottostante.

Il meccanico quando revisiona una pompa non svolge operazioni molto diverse da quando l�ha montata per la prima volta, Il muratore quando ripara un intonaco non svolge operazioni molto diverse dalla sua prima stesura, se non in taluni materiali impiegati. Un elettricista/elettronico quando sostituisce componenti guasti in un rack, non svolge un�attivit� molto diversa da quando ha installato questi dispositivi la prima volta.

Tant�� vero che molte aziende fornitrici o produttrici dei sistemi in questione, sempre pi� tendono ad offrire anche il servizio di manutenzione. Ci� avviene perch� possono riutilizzare gran parte delle risorse impiegate nella fase di montaggio ed installazione del sistema nuovo, con il vantaggio di poterli offrire realizzando margini superiori.

Da sempre poi, nelle industrie, gli addetti alla manutenzione sono impiegati nelle attivit� di realizzazione di nuovi impianti, che comprendono costruzioni, montaggi, installazioni, piccole attivit� di progettazione, ecc.

D�altro canto, l�intervento di sostituzione di supporti, ruote dentate, cinghie (meccanico) � molto diverso da un intervento di sostituzione dei tubi di una caldaia o di revisione di un bruciatore (termotecnico), dalla riparazione di un PLC o dalla sostituzione di un fine corsa (elettrico/elettronico), al ripristino dell�intonaco di una parete o di un tetto pericolante (edilizio), alla riparazione di una pompa di grandi dimensioni o di un reattore (chimico/petrolchimico), alla riparazione di una turbina avio (aeronautico). Infatti i sistemi, macro o micro, indicati fra parentesi possono essere i pi� disparati.

Nelle attivit� descritte la quota di competenze manutentive � una minima parte rispetto alla quota di competenze legate al sistema sul quale si interviene. E questa tendenza cresce con l�aumentare della complessit� dei sistemi e con il passare degli anni.

La crescente complessit� dei sistemi ha portato a semplificare le azioni manutentive, facendo eseguire ai manutentori sempre pi� sostituzioni di moduli piuttosto che riparazioni. La cosiddetta �black box�, si alza costantemente di livello fino a raggiungere la funzione o addirittura il sistema, se molto serializzato ed economico (vedi telefoni cellulari, piccoli motori elettrici, ecc.). Sul piano organizzativo ci� si traduce nel ricercare sempre pi� la polivalenza del manutentore piuttosto che la specializzazione. Un�esperienza sul sistema, e sulla tecnologia, piuttosto che di mestiere.

Questi cambiamenti sempre pi� evidenti in tutti i settori hanno accentuato il distacco fra il sapere manutentivo e le azioni manutentive, dove le conoscenze manutentive sono ormai una sovrastruttura.

Come si diceva la manutenzione si fa prima dell�intervento e non durante.

L�uso degli strumenti diagnostici pu� essere semplice, o anche molto complesso, come in molti dei controlli non distruttivi, al punto da essere eseguito da chimici o da fisici che hanno delle conoscenze generali di manutenzione ma non si possono definire degli specialisti. Essi sono specialisti dei fenomeni fisici, chimici o elettrici che devono analizzare e spesso delle tecnologie a cui appartengono i sistemi sottostanti. Essi sanno indirizzare queste analisi verso l�individuazione di anomalie presenti nella struttura o nel comportamento dei sistemi e dei loro componenti, pervenendo quindi a delle diagnosi.

Il fatto che oggi molta parte del lavoro di analisi sia svolto da computer non semplifica il processo diagnostico, anzi ne moltiplica le potenzialit� e quindi sul piano organizzativo, la tendenza verso la specializzazione sar� sempre pi� accentuata.

Le considerazioni fatte non escludono che una singola persona sia in grado di realizzare interventi manutentivi, avere una buona conoscenza dei principi di manutenzione e conoscere diverse tecniche diagnostiche, ma sono e saranno sempre delle eccezioni, se non altro per motivi efficienziali.

La globalizzazione ha riportato un accentuato taylorismo nelle aziende italiane che sono assai restie all�integrazione delle mansioni, alla delega verso il basso e ad altri strumenti che andavano per la maggiore nel decennio precedente.

� un fatto invece che la scienza manutentiva vada depurata da una buona parte di queste �aree di confine� che sono collaterali e molto importanti per la manutenzione, ma non sono manutenzione.

Ci� non toglie che, sul piano commerciale, si possa vedere la manutenzione, come qualsiasi altro servizio, in una matrice �prodotto/mercato� dove si intersecano diversi settori di intervento con diverse tipologie di servizio pi� o meno specializzato. Ma questa � un�altra storia.

C�� chi dice che i manutentori che operano dentro questa matrice siano pi� di un milione, qualcuno dice un milione e mezzo di addetti, qualcuno due milioni (se aggiungiamo i servizi alle famiglie e al terziario). Tuttavia se ad essi togliamo le attivit� che sono erogate come servizi manutentivi ma che non implicano una conoscenza della manutenzione e/o una differenziazione culturale rispetto alla costruzione, alla installazione o al montaggio, gli addetti che sono �interessati� alla manutenzione sono molti ma molti meno.

Se vogliamo fare chiarezza sulla manutenzione dobbiamo organizzare le conoscenze manutentive in modo che formino un corpus disciplinare razionale e coerente, e soprattutto indipendente dai sistemi sottostanti, e questo � l�obiettivo che ci siamo prefissi.

Maurizio Cattaneo 

Giugno 2007 La migliorativa � la pi� squisita forma di manutenzione

La manutenzione migliorativa, chiamata anche proattiva (cfr. A. Baldin, L. Furlanetto, La Manutenzione Secondo Condizione, Franco Angeli, 1978), � senza dubbio l�attivit� di manutenzione pi� interessante e, spesso, anche la pi� redditizia.

Lo scopo della manutenzione migliorativa � infatti l�eliminazione delle cause che originano il guasto, attraverso la riprogettazione del componente (in toto o in parte) o la rimodulazione del suo impiego.

Ai fini affidabilistici, si rivela pi� efficace delle politiche di manutenzione preventiva (statistica, su condizione e predittiva) poich� non si limita ad �anticipare� il guasto, programmando un intervento un istante prima che codesto accada, con conseguente potenziale perdita di disponibilit�, ma orienta il processo in una direzione che non permette n� l�insorgere del guasto, n� la manifestazione delle derive che lo precedono.

In un certo senso la migliorativa conduce il sistema verso una configurazione priva di guasti, e quindi, paradossalmente, priva di manutenzione.

Sul piano economico bisogna invece fare attenzione, come sempre, ai costi ed ai benefici derivanti dall�azione migliorativa lungo il ciclo di vita del sistema. La manutenzione migliorativa potrebbe causare costi insostenibili in rapporto ai benefici ottenuti e, in questo, non essere per nulla conveniente.

In ogni caso, senza scomodare il ciclo di vita, � assai difficile che in azienda siano approvati piccoli o medi investimenti (come sono quelli della migliorativa) se non hanno un �pay-back� inferiore a uno due anni.

Considerazioni analoghe possono essere svolte anche se lo �scopo� della migliorativa non � l�affidabilit�, come nel caso esaminato, ma ad esempio il miglioramento delle prestazioni del sistema o di una sua funzione, oppure il miglioramento della sua longevit� (durabilit�).

Nella maggior parte dei casi, per�, la manutenzione migliorativa rappresenta il rimedio ad un errore commesso in fase di progettazione, sia esso un vero e proprio errore di progetto (come nel caso dell�affidabilit�), oppure un errore di previsione circa le possibili evoluzioni future del sistema, in termini di impiego o di durata (previsioni oggettivamente difficili).

Se le modifiche derivanti dalla manutenzione migliorativa fossero impostate nella fase di progettazione, il costo per la loro realizzazione sarebbe considerevolmente inferiore.

Questo � uno dei motivi per i quali � importante che la manutenzione collabori con la sua esperienza fin dalla fase di progettazione, con risultati che si sommano a quelli ottenuti mediante le analisi RAMS (Reliability, Avalilability, Maintanability and Safety).

� evidente che questi ragionamenti non si possono applicare allo stesso modo su un sistema prodotto in un unico esemplare (o prototipale), in una serie limitata (o artigianale) o in una produzione di massa.

Nel caso di piccole serie o di prodotti unici, non � sempre conveniente investire nelle previsioni affidabilistiche e manutentive durante la progettazione, cos� � proprio in questi casi di �supplenza� che la manutenzione migliorativa esprime il massimo della sua portata.

Gran parte dei macchinari utilizzati dall�industria manifatturiera rientra in queste due categorie, da qui l�assunto iniziale circa l�importanza e l�economicit� della manutenzione migliorativa.

Essa introduce importanti punti di discontinuit� nei processi aziendali, a cui corrispondono miglioramenti di prestazioni e/o maggiori economie di gestione, potenziando cos� la competitivit� al pari del miglioramento continuo (kaizen) del quale la manutenzione migliorativa rappresenta un po� il fratello maggiore.

Come asserisce l�amico Francesco Cominoli, Direttore Tecnico di ABB PS&S, un manutentore, o un servizio di manutenzione, che non mette continuamente in discussione l�assetto impiantistico studiandone i possibili miglioramenti, non � un �vero� manutentore.

Maurizio Cattaneo 

Maggio 2007 Appunti per una visione �olistica� della manutenzione

In Italia, da pi� parti si guarda alla manutenzione come ad una funzione �strategica�, ma come si esprime questa sua peculiarit�?

Nel 1985, quando Furlanetto ed io scrivemmo �Manutenzione a costo zero�, definimmo la manutenzione �una funzione strategica per l�innovazione tecnologica�.

Italia, Francia, Germania e tutta l�Europa continentale in genere, attribuiscono alla manutenzione un ruolo importante e strategico lungo tutto il ciclo di vita di un sistema, dalla progettazione, alla gestione, alla dismissione, mentre i paesi anglosassoni attribuiscono alla manutenzione un ruolo tattico ed operativo (cfr. MIL-HDBK-338).

Ci� non ostante nel 1971 proprio in Gran Bretagna, fra le British Standard fu definita la Terotecnologia, o tecnologia della conservazione, come una combinazione di finanze, management e ingegneria e altre pratiche, assegnando apparentemente alla manutenzione, quanto meno a livello normativo, un ruolo �ampio� e multidisciplinare.

In realt� nel mondo anglosassone si distingue in modo netto la manutenzione dall�affidabilit�. L�associazione USA di manutenzione, � definita come associazione fra i professionisti di manutenzione e affidabilit�. Lo specialista di affidabilit� quindi svolge un ruolo indipendente dalla manutenzione.

Negli USA esiste una associazione fra gli ingegneri dell�affidabilit�, ma non esiste una associazione fra gli ingegneri di manutenzione. Mentre in Australia, c�� MESA (Maintenance Engineering Society of Australia) che svolge un ruolo molto simile ad AIMAN, AFIM, GFIN e alle altre associazioni nazionali di manutenzione europee.

Poich� la funzione di affidabilit� interviene nella progettazione dei sistemi, nell�analisi dei guasti, e nella progettazione della manutenzione, negli USA � ad essa e non alla manutenzione che viene assegnato un ruolo strategico.

Paul Barringer, un autorevole esperto USA di ingegneria, fabbricazione ed affidabilit�, critica aspramente chi tenta di trasferire l�ingegneria dell�affidabilit� alla manutenzione asserendo che si tratta di una attribuzione solo di facciata e non di sostanza (cfr. Reliability Issues From A Management Perspective, 52nd API Pipeline Conference, 2001; Analyzer Reliability, International Forum Process Analytical Chemistry, 2004; Process and Equipment Reliability, Maintenance & Reliability Technology Summit, 2004; How To Justify Equipment Improvements Using Life Cycle Cost and Reliability Principles, North American Association of Food Equipment Manufactures Conference, 2005; Use Crow-AMSAA Reliability Growth Plots To Forecast Future System Failures, International Mechanical Engineering Conference, 2006; Bridging The Different Worlds Of Reliability: Defense, Industry, & Academia, MANCON, Maintenance and Reliability Conference, 2007).

Barringer asserisce che gli approcci dell�affidabilit� e della manutenzione sono distanti �come il giorno dalla notte�, e che la manutenzione deve provvedere a �veloci riparazioni�, perch� alle �attivit� strategiche come la previsione e l�anticipazione dei guasti� ci pensa �l�ingegneria di affidabilit�.

In Italia, nelle raffinerie, dove la cultura tecnica dominante proviene dal mondo anglosassone, l�ingegneria di manutenzione di chiama �affidabilit� impianti�, mentre la manutenzione, quanto meno nelle organizzazioni pi� tradizionali (in alcune realt� si � recentemente sviluppata, invece, la lean production) � relegata a mero strumento della produzione e dipendente da essa.

Nelle imprese che hanno una organizzazione di impostazione anglosassone, il Maintenance Engineer, non � un ruolo di staff bens� un ruolo di linea, responsabile di una specialit� o di un�area di manutenzione, quando non di tutta la manutenzione.

Tale impostazione traspare anche nelle numerose tecniche sviluppate negli USA per migliorare le prestazioni RAMS nel progetto dei sistemi o nei metodi per progettare la manutenzione. Nell�Europa continentale e in Italia, queste tecniche sono state applicate e messe a punto dall�ingegneria di manutenzione, da qualche anno sono insegnate nelle universit� nei corsi di manutenzione, mentre negli USA sono appannaggio dell�ingegneria dell�affidabilit� e dei suoi specialisti.

Cosa comporta questa diversa visione sugli obiettivi primari della manutenzione?

Il mondo anglosassone in generale, ma specificatamente gli USA, che sono la pi� grande nazione industrializzata da molti anni condizionano la nostra cultura tecnica, poich� noi tutti abbiamo imparato dall�esperienza degli americani che nei principali settori industriali � superiore alla nostra e tecnologicamente pi� avanzata. Io stesso tante volte in passato ho atteso con ansia che uscisse l�ultimo libro dagli USA per imparare cose nuove, per la verit� pi� nel management e nell�ingegneria, raramente nella manutenzione, proprio per i motivi di cui sopra.

Una evidente conseguenza la abbiamo ad esempio con il Facility Management, una pratica nata negli USA negli anni �70 e solo da una decina d�anni presente in Italia.

Pur essendo la manutenzione un sistema che attraversa tutte le �fasi� della gestione immobiliare, concentrandosi particolarmente nel Building Management, e nell�Asset Management ed interessando solo marginalmente il Facility Management (prevalentemente per le piccole manutenzioni incidentali), � in quest�ultimo che spesso si trova allocata.

La conseguenza � ancora una volta di vedere la manutenzione solo per ci� che riguarda la gestione, quando non la sola riparazione, trascurando gli aspetti �strategici� legati al miglioramento delle prestazioni, al mantenimento del valore, al governo della sicurezza (safety) e dell�ambiente, per citare solo gli aspetti pi� rilevanti.

Se non c�� una convinzione consapevole e consolidata che attribuisce alla manutenzione un �valore strategico�, se si afferma con scarsa convinzione tale valore solo per aderire ad una moda (perch� la maggioranza lo dice, anche se non necessariamente lo crede), il risultato � un aumento generalizzato dei costi direttamente o indirettamente legati alla manutenzione e una perdita di competitivit�.

Dallo studio di Donella Meadows del MIT realizzato sul finire degli anni �60 per il Club di Roma, in poi, in Italia, fra gli studiosi di manutenzione, c�� una visione �alta� del ruolo della manutenzione sia come valore sociale (la cultura della conservazione e della responsabilit� contrapposta alla cultura del disinteresse e dello spreco), sia come valore economico (legato al miglioramento delle prestazioni e del valore dei beni), sia come valore di sostenibilit� (governo della sicurezza del lavoro e delle persone, governo delle tematiche ambientali).

In Italia Giovanni Ferracuti, uno di questi studiosi, ha evidenziato che manutenzione e ambiente �condividono una piattaforma di valori e obiettivi destinata ad assumere una posizione non trascurabile nell�ideologia e nella cultura post industriale� e che tale piattaforma �accomuna cultura manutentiva e cultura ambientale nella stessa dimensione ideologica ed etica� (in La Manutenzione Urbana, a cura di Gianfranco Dioguardi, Il Sole 24 Ore Libri, 1990).

Il sospetto che tale visione �alta� sia circoscritta al novero degli studiosi, si consolida quando osservo lo stato della manutenzione in molte aziende con le quali collaboro.

Purtroppo, al di la delle buone intenzioni, troppo spesso si osserva un atteggiamento riduzionista, dove la manutenzione �tira a campare� e si limita a curare gli aspetti gestionali pi� semplici, in antitesi con questa visione ampia che nel ruoli operativi si esprime con il miglioramento continuo, con monitoraggio e prevenzione largamente diffusi, con avanzate soluzioni organizzative, con l�empowerment, la collaborazione e la delega verso il basso, tutti aspetti gestionali si, ma che in qualche modo dipendono da una visione strategica della manutenzione.

In definitiva solo una convinta visione �olistica� della manutenzione, che comprenda i suoi molteplici determinanti e le variegate sfaccettature, che consideri le numerose interdipendenze ed il legami con una moltitudine di specialisti e discipline, far� della manutenzione un elemento di distinzione competitiva superando l�antica questione, un interrogativo che a volte diventa un pregiudizio, se la manutenzione sia un servizio �core� o �no-core�.

Maurizio Cattaneo 

Aprile 2007 La diagnostica � un processo importante della manutenzione, se fatto bene!

Quando osservate un manutentore all'opera e non vedete altri strumenti che i soliti utensili (cacciaviti, pinze, amperometro, se elettricista, chiavi, estrattori, mazze, se meccanico, ma il problema � soprattutto di chi ha a che fare con i componenti elettrici) dovrebbe venirvi un primo sospetto.

Se poi lo vedete all'opera mentre toglie una scheda, prova a inizializzare e avviare una macchina, rimette un'altra scheda e via fino a che riesce a risolvere il guasto, a questo punto avrete una certezza: il manutentore non sta seguendo un processo diagnostico, ma procede per tentativi ed errori.

Certo in qualche caso non vi sono alternative, ma in genere specie oggi che i macchinari sono abbondantemente dotati di azionamenti e dispositivi elettrici/elettronici, portare con se una buona dotazione di strumenti, conoscere i principi di funzionamento della macchina, facilita il processo diagnostico e conseguentemente la ricerca delle cause prime del guasto.

La differenza � soprattutto qui.

Il procedimento per tentativi ed errori, non assicura che sia intercettata la causa prima del guasto, consente alla fine di trovare una soluzione al guasto, ma non avendo nessuna certezza sulle cause, c'� da dubitare fortemente che l'affidabilit� sia ripristinata "buono come nuovo" (il componente).

E' l'antico dualismo fra processo induttivo e processo deduttivo.

A volte, paradossalmente, si pu� arrivare con questo metodo a sostituire un pezzo funzionante, solo perch� una combinazione di eventi "nasconde" il vero problema che sembra quindi risolto, ma � per poco.

Rapidamente il guasto, e quindi il problema, quello "vero", si ripresenta richiedendo un successivo intervento.
Va da se che per garantire lo svolgimento corretto di un processo diagnostico, il manutentore debba essere ben formato, deve conoscere gli strumenti che utilizza e i principi di funzionamento della macchina.

Questo vale sia per un meccanico, sia per un elettrostrumentista, quest'ultimo si trover� poi con maggior frequenza a dover trovare un guasto dalle cause non immediatamente deducibili.

Una macchina ben progettata deve fornire almeno una parte degli strumenti necessari ad una corretta diagnosi, il resto lo mette il manutentore con intelligenza e competenza.

Si vede bene come puntare in manutenzione su manodopera economica e poco qualificata non � l'atteggiamento giusto.

E se nella fabbrica gran parte di questi elementi si possono facilmente tenere sotto controllo, almeno nella maggioranza dei siti, la situazione sfugge letteralmente di mano se andiamo nella manutenzione del costruito o peggio ancora nei servizi.

In questi settori c'� una fame atavica di ingegneria di manutenzione, ma molti ancora non lo sanno e continuano a fornire un servizio manutentivo scadente.

Per recuperare, non ci sono alternative, nei prossimi anni dovr� essere varato un piano di formazione che interessi gran parte del milione di addetti che operano in questi settori.

Maurizio Cattaneo 

Marzo 2007 Nella manutenzione degli immobili, centrale il ruolo del progettista e dell'installatore elettrico.

Negli ultimi anni, gli studi di progettazione elettrica e in subordine gli installatori, sono entrati di prepotenza nel business della manutenzione.

Poich� gran parte dell'impiantistica presente negli edifici, in un modo o nell'altro � legata ad azionamenti e logiche di tipo elettrico/elettronico, all'elettricista � assegnato il compito di fare da regista sia nelle nuove installazioni, sia appunto nella manutenzione.

Eventualmente per dettagli impiantistici di tipo idraulico, termotecnico o edile, c'� pur sempre il ricorso al subappalto.

Se si osservano gli iscritti al CNPI (circa 46.000 periti in Italia) circa la met� (48%) appartengono alla specializzazione elettrica/elettronica, il 21% alla meccanica, il 12% all'Edilizia, il 5% ai termotecnici, tutti mestieri con forti interessi nella manutenzione, e il restante 14% si divide le 21 specializzazioni rimanenti.

Lo scorso anno (2006) ho partecipato ad una serie di seminari di formazione dedicati alla manutenzione elettrica organizzati dal CNPI. I periti elettrotecnici (che svolgono prevalentemente mansioni di progettazione degli impianti elettrici) prevedono che la quota del loro lavoro destinata alla manutenzione sia decuplicata nei prossimi anni.

Affinch� ci� avvenga appare importante il consolidamento della filiera progettazione-installazione-cliente, come sostiene Sergio Zen, Presidente della Federazione Installatori Elettrici della Confartigianato.

Cos� � tutto un fiorire di manifestazioni, corsi di formazione e qualificazione professionale, secondo uno stile che � tipico di chi si occupa di elettricit�.

Non va dimenticato che proprio la CEI, prima ancora dell'UNI, defin� negli anni '70 le prime norme sulla progettazione e sulla manutenzione degli impianti elettrici. L'UNI poi, verso la fine degli anni '80, ne assimil� i principi in occasione dell'avvio della Commissione Manutenzione e della suite normativa da essa scaturita nel decennio successivo.

Le norme UNI sulla manutenzione devono molta parte delle nozioni fondamentali e della terminologia alle preesistenti norme CEI.

Ecco perch�, in definitiva, la "filiera" elettrica � in pole position per progettare e gestire da protagonista la manutenzione nel settore del'edilizia, in particolare di quella specializzata (Banche, Ospedali, Centri Commerciali, Uffici, ecc.), nel settore industriale e nella PMI, garantendo all'utente sicurezza, funzionalit� e conservazione del valore patrimoniale.

Maurizio Cattaneo 

Gennaio 2007

Criteri �innovativi� per fare manutenzione: agendo allegramente sulla terminologia si possono superare facilmente antichi pregiudizi.

Il mese scorso mi � capitato di partecipare ad uno dei tanti convegni che ormai si fanno sulla manutenzione. Ascoltavo con interesse una relazione dove pi� o meno si postulava una semplificazione dei criteri di budget: perch� rilevare i costi interni (manodopera + spese generali) quando, come � noto, sono in gran parte fissi, e perch� progettare gli interventi svolti dal personale esterno, quando si svolgono in gran parte a �constatazione�, una nuova tecnica manageriale (?).

Il relatore con queste premesse era poi stato promosso da responsabile di manutenzione a capo degli acquisti.

Il dubbio che si trattasse di lavori comunemente detti in economia (o a �constatazione� appunto) assaliva la platea, al punto che questa circostanza fu evidenziata da un vocione che proveniva dietro di me: �con questo approccio, torniamo indietro di vent�anni, come potete controllare l�efficienza dei fornitori?�.

Allora chiesi al relatore se per caso il calcolo delle ore fosse pattuito in anticipo, una volta verificato il lavoro da eseguire. C�era pur sempre il dubbio che avessimo frainteso le parole del �maestro�.

Il relatore rispose che no, il calcolo era svolto al termine del lavoro, �a constatazione� appunto. Si innesc� a quel momento una disputa terminologica con il vocione, il quale continuava a sostenere, a mio avviso con buone ragioni, che la soluzione adottata in quell�azienda altro non era che un banale esempio di lavori affidati in economia.

I lavori in economia sono da sempre un lo spauracchio di tutti i manutentori, i quali di nascosto un po� ne fanno, proprio perch� in certi ambiti non se ne pu� fare a meno, ma non senza un pizzico di vergogna e la paura di essere additati come scialacquatori delle scarse risorse aziendali.

Siamo arrivati a questo punto: presentare una soluzione organizzativa carente sotto ogni punto di vista e largamente superata dai tempi, come un elemento di modernit�.

Purtroppo questo � un malessere oggi assai diffuso, si pensa che qualche computer e un po� di indicatori opportunamente addomesticati, possano sostituire il cosiddetto �diario di macchina�, la conoscenza dei costi di manutenzione per cespite, il principale elemento di giudizio che assieme alla prestazione ottenuta, permette di capire se la manutenzione sta svolgendo bene il suo lavoro.

Con i soli dati delle �fatture� a sostegno delle necessit� di budget, e i fornitori lasciati liberi di improvvisare i lavori come meglio ritengono opportuno, come si pu� pensare di avere la manutenzione sotto controllo?

Maurizio Cattaneo

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